Sulla base dell’analisi di circa 5.000 parole condotta da diversi linguisti, ecco le percentuali delle principali influenze linguistiche presenti nel vocabolario siciliano:
Latino: 55,6%
La maggior parte delle parole siciliane deriva dal latino, riflettendo l’eredità romana dell’isola.
Greco: 14,6%
L’influenza greca richiama la colonizzazione dell’antica Magna Grecia e il ruolo centrale della Sicilia nella storia ellenica.
Spagnolo: 13,2%
L’influenza spagnola deriva dalla lunga dominazione dell’isola sotto il Regno d’Aragona e poi sotto gli Asburgo.
Francese: 6,3%
Le tracce francesi risalgono alla conquista normanna dell’XI secolo.
Arabo: 6%
L’arabo riflette il periodo di governo musulmano, durante il quale la lingua ebbe un impatto culturale e amministrativo molto significativo.
Catalano e Occitano: 2,1% ciascuno
Queste influenze derivano probabilmente dal dominio aragonese e dagli scambi culturali con il sud della Francia.
Un mosaico linguistico unico al mondo
Questo quadro mostra come la lingua siciliana sia il risultato di una storia millenaria di dominazioni, scambi commerciali e migrazioni.
Il latino domina — come ci si aspetta in una lingua romanza — ma i contributi greci e arabi mettono in evidenza la posizione della Sicilia come crocevia di civiltà, dove Oriente e Occidente si sono incontrati e mescolati.
Le componenti spagnole e francesi rappresentano gli strati successivi della sua evoluzione, legati alle potenze europee che hanno governato l’isola.
Una lingua profondamente ibrida
Nel complesso, il siciliano è una lingua profondamente composita, che racchiude in sé l’intera storia culturale dell’isola.
Per questo motivo rappresenta un caso affascinante di studio linguistico e un patrimonio culturale di straordinario valore.
Ogni parola siciliana racconta un pezzo di storia: greca, latina, araba, normanna, spagnola.
È proprio questa stratificazione millenaria a rendere il siciliano una lingua viva, ricca e unica nel panorama mediterraneo.