L’arte di dire “no” senza mai pronunciare la parola “no” è un capolavoro culturale universale.
EDIZIONE ITALIANA
“Vediamo”:
No, ma sto gesticolando così tanto che spero tu ti senta intrattenuto.
“Ci penso”:
Ci ho già pensato. È no.
“Eh, magari!”:
Mai nella vita, ma lo dico come fosse un sogno proibito.
“Non è il momento giusto”:
Il momento giusto non arriverà mai.
“Lasciami vedere con calma”:
No, ma voglio sembrare rilassato mentre te lo nego.
“Forse, chissà”:
Lo so già. È no.
“Ne parliamo un’altra volta”:
Quell’altra volta? Non esiste.
In Italia, dire “no” non riguarda il rifiuto in sé, ma la costruzione di una piccola opera teatrale in cui tutti escono di scena come protagonisti.
Tu te ne vai sapendo perfettamente di essere stato rifiutato, ma assorto, affascinato e leggermente confuso.
E magari, proprio magari, ti chiedi se quel “magari” significasse davvero “sì”.
(Spoiler: no.)