
Cito spesso il siciliano come un felice intreccio di lingue, con radici saldamente ancorate al latino.
Naturalmente, non è l’unica lingua nata da un simile pot-pourri di influenze.
Non dimentichiamo l’inglese.
Mi sono recentemente imbattuto in questa descrizione ironica su War History Online:
«L’inglese è ciò che succede quando i Vichinghi imparano il latino e lo usano per urlare contro i tedeschi, e poi i francesi rispondono a loro volta.»
Sotto la battuta si cela un sorprendentemente preciso — e brillante — riassunto delle stratificazioni linguistiche che hanno forgiato l’inglese.
- «I Vichinghi imparano il latino» allude all’influenza delle lingue nordiche durante le invasioni vichinghe della Britannia, in particolare nel periodo del Danelaw (tra il IX e l’XI secolo).
- «Urlano contro i tedeschi» richiama le radici germaniche dell’inglese antico, sviluppatosi a partire dai dialetti anglo-frisoni parlati da tribù germaniche.
- «I francesi rispondono» si riferisce alla conquista normanna del 1066, che portò un’ondata di vocaboli e strutture linguistiche francesi (in particolare normanne) nella lingua inglese.
In definitiva, si tratta di una metafora brillante della bellezza caotica dell’inglese: una lingua nata da conquiste, migrazioni e collisioni culturali.
Ciò che ne è emerso è tutto fuorché puro — ma proprio per questo è tanto più espressivo e duttile.
Questa ibridazione linguistica spiega in parte la straordinaria diffusione globale dell’inglese — tralasciando, naturalmente, l’enorme influenza geopolitica seguita alla vittoria degli Alleati nella Seconda guerra mondiale.