Il canto di Bacco
“Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non v’è certezza.”
(Lorenzo de’ Medici, “il Magnifico”, circa 1490)
Lorenzo di Piero de’ Medici, comunemente conosciuto come Lorenzo il Magnifico (1449-1492), governò Firenze dal 1469 fino alla morte, diventando il terzo esponente della dinastia dei Medici.
Fu non solo un uomo politico, ma anche scrittore, poeta, mecenate e umanista, riconosciuto come una delle figure più influenti del Rinascimento.
Lorenzo incarnò l’ideale del principe umanista, celebre per la sua diplomazia e per la sua abilità nel governare.
Questi versi riflettono la natura effimera del tempo.
La ballata invita a celebrare i piaceri della vita — la bellezza, l’amore, i sensi — ricordando però quanto tutto sia destinato a svanire.
Lorenzo concepì personalmente quest’opera, pensata per essere eseguita con musica e cantata in coro durante le feste di Carnevale. Accompagnava il passaggio dei carri mascherati che raffiguravano scene mitologiche.
Il suo ritornello, ritmato, intenso e inconfondibile, rimane nella memoria quasi come un incantesimo, nel tentativo di fermare il tempo e conservare la luminosità della giovinezza.
Indubbiamente Lorenzo fu unico e molte frasi oggi ricordate parzialmente sono significative …. l’articolo mi ha fatto venire in mente, seppure enormemente personaggio diverso, Silvio Berlusconi che spesso ripeteva: spesso frase completata con:
Berlusconi diceva: “fo fo e poi me ne vo” e completava però con: “ma qualcosa di me sempre resterà”