Oggi è Pasqua; questa giornata mi invita ad ampliare i miei pensieri.
La citazione di oggi è molto nota e la propongo così come fu scritta in origine, per mostrare che il bisogno di considerare tutti come parte di un insieme non è un sentimento recente, né è nato ai tempi delle riunioni virtuali:
Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.
Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.
John Donne
Da: Meditazione 17 (1624)
in Devozioni per occasioni d’emergenza
Editori Riuniti, Roma, 1994, pp. 112-113
Il testo è molto noto in Letteratura Inglese, e meno conosciuto in Italia.
Ernest Hemingway la rese celebre usando questo verso come titolo e premessa per il suo romanzo del 1940, Per chi suona la campana, che esplora le complessità della guerra e del sacrificio.
Il breve testo esprime profondi significati:
Connessione universale: ogni persona è un pezzo del continente, una parte della Terra, e quando un individuo soffre o muore, una parte di questa comunità universale viene perduta.
Impatto della morte: la morte di un uomo non dovrebbe essere vista come un evento isolato, poiché “La morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché io sono parte dell’umanità”.
La campana che suona per tutti: la frase finale “E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te” si riferisce al suono delle campane che annunciano i funerali, suggerendo che quel lutto riguarda in qualche modo l’intera comunità.