A parola scritta dura cchiussai di la parola detta
Parafrasando:
La memoria tradisce, la scrittura custodisce.
La più grande bugia che racconti a te stesso è:
“Non ho bisogno di scriverlo, me lo ricorderò”.
Parafrasando:
La memoria tradisce, la scrittura custodisce.
La più grande bugia che racconti a te stesso è:
“Non ho bisogno di scriverlo, me lo ricorderò”.
La parola “timpulata” in dialetto siciliano, e in particolare nel palermitano, indica uno schiaffo, un colpo dato con la mano aperta, spesso sulla guancia o sulla tempia.
Chi si sente a proprio agio è sempre ben vestito.
(proverbio siciliano)
Lo stile non è un’etichetta. È una sensazione.
Dimentica le passerelle: la vera eleganza si trova in ciò che veste non solo il corpo, ma anche la vita.
Un abito può portare un nome famoso, ma se stringe, tira o ti fa dubitare di te stesso allo specchio, non è stile: è teatro.
Un amico straniero ha risposto al mio post di ieri con una domanda intrigante, e ho pensato che valesse la pena condividere la risposta con tutti:
Sono curioso. Data la ricca diversità etnica della Sicilia, capita spesso di incontrare persone di origine greca, nordafricana o germanica in tutta l’isola?
Sì — ma non nel modo che ci si potrebbe immaginare, con comunità greche, nordafricane o germaniche ben distinte.
Sono italiano con radici tedesche …
… e vivo in Sicilia — che è, di per sé, un altro mondo culturale a sé stante.
Nel corso degli anni ho cercato di raccontare l’Italia, e in particolare la Sicilia, ad amici provenienti da ogni parte del mondo.
Spesso lo faccio con i miei post, in cui la vita quotidiana si intreccia con le tradizioni siciliane e con quelle piccole, inconfondibili stranezze italiane.
La donna siciliana, quando è davvero arrabbiata, non concede tregua.
Parla — anzi, urla — per ore, come un fiume in piena che travolge ogni ostacolo.
Non è solo rabbia: è una strategia.
Ogni parola, ogni ripetizione, ogni esempio è una pietra posata per costruire un messaggio che resti nella mente di chi ascolta.
Quando iniziai a pubblicare i miei pensieri, circa due anni fa, lo feci con lo stesso impegno che metto in ogni cosa: dando tutto me stesso e sottoponendomi al giudizio più severo che conosco, quello di me stesso.
Di recente, mia moglie e le mie figlie mi hanno suggerito di rallentare: magari una o due pubblicazioni a settimana, per non “bruciare” troppo presto i temi e per non stancare i lettori. Mi hanno detto che, in fondo, i veri interessati sarebbero stati pochi e che, col tempo, mi sarei ritrovato davanti a una platea sempre più ristretta.
Il raffreddamento di un caffè segue un’elegante legge della fisica classica Newtoniana — che descrive come un liquido caldo scende gradualmente verso la “zona aurea” dei 50-65 °C, perfetta per gusto e integrità della lingua.
Con la tazza grande, la curva è prevedibile: dopo 8’54” è ideale, dopo 16’50” è già tiepido e triste.
Poi c’è l’Italia.
La leadership non consiste nel cercare di rendere tutti felici.
Significa sapere cosa conta davvero ed eliminare il resto.
Il coraggio non è gridare. È scegliere le proprie battaglie — e ignorare il termometro degli applausi.
Come dice il proverbio siciliano: “Cu avi cori, passi u mari a pedi.”
Chi ha cuore attraversa il mare a piedi.
Mia moglie dice spesso che non sono una vittima, anche se a volte posso sembrare tale.
Non lo dice per consolarmi, ma per ricordarmi che la differenza non sta in ciò che mi accade, bensì in come reagisco.
In Sicilia si dice: “Cu è forti, nun si scantau mai di nenti”: chi è forte non ha paura di niente.
Che cos’è un vincitore?
Un creatore di perdenti.
Ogni vittoria rompe un equilibrio: c’è sempre chi alza il trofeo e chi resta a mani vuote. Vincere non è mai un gesto neutrale, perché definisce insieme chi trionfa e chi cade.
Ma ridurre il vincitore a questo è limitante.
Nelle società più antiche il potere spettava ai più saggi.
Lo ricorda bene un proverbio siciliano: “Cu’ havi cchiù sali conza la minestra.”
Chi ha più sale — cioè più giudizio — guida e governa gli altri.
Questo proverbio siciliano ci ricorda che «vale più un pigro che pensa, che un gran lavoratore spensierato» [“massaru”: il massaro, il contadino a capo della masseria].
Il contrasto è chiaro: chi si muove lentamente ma riflette, crea più valore di chi lavora senza sosta ma senza pianificazione né senso critico.
Il pensiero evita sprechi; l’azione cieca moltiplica gli errori.
Prima un tizio mi ruba il parcheggio sotto il naso.
Poi, come se non bastasse, mi guarda e sorride — quel sorriso di chi sa di avere torto ma si gode la vittoria.
“Un ultimo per la strada” un tempo significava un ultimo drink prima di partire.
Oggi? Significa un ultimo giro in bagno; è il silenzioso, tacito rituale dell’età adulta.
«I codardi muoiono molte volte prima della loro morte; i valorosi assaporano la morte una sola volta.»
(Shakespeare)
In Sicilia diciamo:
«U scantatu mori ogni jornu, u curaggiusu na vota sula.»
Il pauroso muore ogni giorno, il coraggioso una volta sola.
Dottore, Le spiego.
L’umanità io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali.
La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.
Cu mancia ammatula, perdi tempu e panza.
(Chi mangia inutilmente spreca sia il tempo che lo stomaco)
Proverbio siciliano
Ogni cosa ha il suo tempo — e la vera saggezza sta nel rispettarlo.
Nella leadership come in cucina, forzare ciò che non è pronto è come cogliere un frutto acerbo: si perde la dolcezza che solo la pazienza può dare.
L’unità di comando è uno dei pilastri della leadership, in campo militare come in quello aziendale.
Quando è chiaro chi guida, l’attenzione si concentra, gli sforzi non si sovrappongono e l’esecuzione procede senza intoppi.
Allevare [un bimbo] genera l’amore [fra il bimbo e chi lo alleva].
Questo proverbio siciliano, tanto semplice quanto profondo, ci ricorda che l’amore vero nasce dalla cura, dalla costanza e dalla responsabilità.
Non si parla qui dell’amore idealizzato, romantico o istintivo, ma di un legame che si costruisce nel tempo, attraverso la presenza, il sacrificio e l’impegno.