Quando iniziai a pubblicare i miei pensieri …

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Quando iniziai a pubblicare i miei pensieri, circa due anni fa, lo feci con lo stesso impegno che metto in ogni cosa: dando tutto me stesso e sottoponendomi al giudizio più severo che conosco, quello di me stesso.

Di recente, mia moglie e le mie figlie mi hanno suggerito di rallentare: magari una o due pubblicazioni a settimana, per non “bruciare” troppo presto i temi e per non stancare i lettori. Mi hanno detto che, in fondo, i veri interessati sarebbero stati pochi e che, col tempo, mi sarei ritrovato davanti a una platea sempre più ristretta.

Io invece ho deciso di continuare a scrivere ogni giorno. Perché quei pochi veri interessati hanno diritto a qualcuno che scriva per loro: non sarebbe giusto rivolgersi soltanto a chi legge in superficie, senza voler andare oltre la prima riga.

Anche la leadership — in azienda come nella vita — segue la stessa logica: non si guida cercando di piacere a tutti, ma accettando di parlare a chi vuole davvero ascoltare, e con loro costruire un cammino.

È una questione di responsabilità, ma anche di coraggio.
Perché i numeri fanno volume, ma solo le persone attente danno valore.

E voi pochi (sapete chi siete!) che mi avete offerto riflessioni e risposte, siete la ragione per cui, post dopo post, continuo a scrivere. Non per inseguire la folla, ma per rispettare chi resta.

Come dice un proverbio siciliano: Cu’ cerca tutti, perdi cu’ trova — chi vuole accontentare tutti, perde chi davvero lo ha trovato.

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