“Sorprendere” è passare con il rosso,
“Improvvisare” è piantare freni col verde!
Due gesti uguali nella loro imprevedibilità, ma opposti nella loro saggezza.
È una battuta, certo.
Ma come spesso accade, l’umorismo fotografa con precisione chirurgica il mondo del lavoro e della leadership.
Nel traffico come nei team, sorprendere non è un piano, è un azzardo.
Improvvisare non è creatività, è panico travestito da spontaneità.
In molte organizzazioni accade lo stesso.
Il capo decide di sorprendere tutti cambiando la strategia all’ultimo minuto: passare con il rosso.
L’effetto è sempre identico: clacson, caos, e qualcuno che si chiede se non fosse meglio una semplice freccia a destra.
Altri, invece, attendono il momento perfetto, poi al verde si bloccano.
Frenano per indecisione.
Aspettano altre informazioni, altre conferme, un altro foglio Excel.
È la paralisi operativa: il mondo va avanti e tu sei lì, col piede sul freno.
La leadership vive tra questi due estremi.
E la sua qualità dipende da una sola capacità: il tempismo.
In pratica
• Sorprendere non serve se spaventa.
• Improvvisare non funziona se rallenta.
• Il capo non deve passare col rosso, deve creare le condizioni per avanzare.
• Il team non deve frenare al verde, deve essere pronto a partire.
Il tempismo non è fortuna.
È preparazione, ascolto, chiarezza di obiettivi.
È quella disciplina che permette ai leader di agire con rapidità senza diventare temerari, e con prudenza senza diventare immobili.
Perché nel traffico della complessità moderna la vera competenza non è sorprendere o improvvisare.
È condurre un convoglio umano, tecnologico e culturale senza fare incidenti inutili.
E, ogni tanto, ricordare a tutti che il semaforo non è un’opinione.
Cambiare la strategia all’ultimo minuto
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