“Quod non fecerunt barbari,
fecerunt Barberini”
Questo epigramma latino — “ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini” — col tempo è diventato proverbiale.
Oggi viene richiamato per criticare coloro che, sotto il pretesto del progresso o dell’autorità, violano la propria eredità culturale.
La frase fu originariamente una dura accusa rivolta alla famiglia Barberini, in particolare a papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini. Li si accusava ironicamente di un comportamento eccessivo e distruttivo, soprattutto per il saccheggio dei monumenti dell’antica Roma al fine di ricavarne materiali per nuove costruzioni.
L’episodio più noto fu la rimozione del bronzo dal Pantheon. Quel bronzo venne utilizzato per realizzare il grandioso baldacchino sopra l’altare della Basilica di San Pietro, un progetto guidato da Bernini. Parte del metallo fu inoltre riutilizzata per la fabbricazione di cannoni.
Agli inizi del XX secolo, intorno al 1920, furono completati i lavori di restauro per riportare il Pantheon alla sua forma originaria. La precedente sottrazione dei materiali aveva compromesso la stabilità strutturale dell’edificio.
L’epigramma suggerisce che perfino gli invasori barbari di Roma avevano rispettato questi tesori antichi, mentre i Barberini, mossi da ambizione e grandiosità, compirono atti di distruzione culturale che i loro predecessori avrebbero disprezzato.
Questo detto rappresenta un potente esempio di come i critici del Rinascimento e della prima età moderna usassero il linguaggio dell’antichità per mettere in discussione il potere, impiegando l’eleganza del latino come arma di protesta.