Le lingue non sono soltanto sistemi di comunicazione; riflettono i modi unici con cui le diverse culture percepiscono e interpretano il mondo.
Un esempio affascinante si trova nel modo in cui varie lingue esprimono il concetto di “decisione”.
In spagnolo, francese e italiano, il verbo usato per prendere decisioni è paragonabile a “prenderle” – come se le decisioni fossero entità già esistenti, simili a un treno che attende il tuo arrivo per portarti verso una nuova destinazione.
Questa formulazione suggerisce che le decisioni siano esterne, in attesa di essere colte o accettate al momento opportuno.
Al contrario, l’inglese offre una prospettiva più personale e creativa.
Le decisioni vengono “fatte” (“make a decision”), costruite a partire da materiali grezzi, pezzo dopo pezzo, come se si stesse plasmando un oggetto.
Questa sfumatura linguistica implica un senso di responsabilità e di volontà individuale, rafforzando l’idea che le decisioni siano forgiate dalla mano di chi le compie.
La lingua tedesca presenta ancora un’altra visione.
In tedesco, le decisioni si “incontrano” – Entscheidungen treffen – come se fossero compagni o amici incontrati lungo il cammino della vita.
Questa prospettiva suggerisce che le decisioni non siano interamente create o afferrate, ma piuttosto qualcosa che si incontra naturalmente, forse con un elemento di destino o di esperienza condivisa nel processo decisionale.
Esplorare il modo in cui le lingue inquadrano esperienze comuni come il prendere decisioni rivela la diversità dei modelli di pensiero e dei valori umani.
Le lingue romanze possono enfatizzare il fluire esterno della vita e l’accettazione delle opportunità; l’inglese evidenzia l’autonomia e l’ingegnosità; il tedesco riflette invece una visione più relazionale e serendipica.
Queste differenze linguistiche offrono anche spunti pratici a chi studia le lingue.
Analizzando come le espressioni plasmano il pensiero, gli apprendenti possono apprezzare più profondamente la cultura che sta dietro la lingua.
Riconoscere che certi concetti non si traducono direttamente favorisce una comprensione più sfumata della comunicazione, alimentando empatia e consapevolezza globale.
Questo schema si estende ben oltre le decisioni. Per esempio, il modo in cui le lingue concettualizzano il tempo, le emozioni o persino la natura varia notevolmente.
In giapponese, la nozione di impermanenza (mono no aware) plasma il modo di esprimere la bellezza e i momenti fugaci della vita.
In russo, verbi diversi per “sapere” distinguono tra conoscenza acquisita tramite esperienza e conoscenza appresa ( znat’ a paragone con umet’ ).
Confrontando queste strutture linguistiche, non solo miglioriamo la nostra capacità di imparare nuove lingue, ma ampliamo anche i nostri stessi modi di pensare.
La lingua modella la percezione e, comprendendo queste distinzioni sottili, arricchiamo la nostra visione del mondo, diventando individui più aperti e adattabili.
Così, la prossima volta che “farai”, “prenderai” o “incontrerai” una decisione, fermati un istante a riflettere sulla lente unica attraverso cui la tua lingua ha guidato il tuo pensiero.