Il carato – un esempio di influenze culturali

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Coloro che sostengono che dovremmo chiuderci entro i nostri confini e impedire alle altre culture di influenzare la nostra dovrebbero considerare come, nella storia, le culture si siano sempre intrecciate a ogni livello.

Prendiamo, per esempio, il carato.

Oggi, quando si parla di pietre preziose, è una misura di quantità (più alto è il valore in carati, più grande è la pietra).

Per i metalli preziosi, invece, è una misura di qualità (più carati, maggiore è la quantità di metallo puro).

Gli antichi Greci credevano che i semi contenuti nel baccello del carrubo (Ceratonia siliqua) avessero sempre lo stesso peso (circa 0,20 g).
Per questo motivo li utilizzavano per misurare il peso dei metalli preziosi.

Le trattative commerciali avvenivano spesso con gli Arabi, che ascoltarono la parola greca “piccolo corno”, κεράτιον, kerátion (un diminutivo di κέρας, keras: “corno”), usata per indicare il “seme di carrubo” (i semi all’interno del frutto del carrubo).

Gli Arabi, a loro volta, interpretarono questa parola come قيراط, qīrāṭ, che significa “una ventiquattresima parte”.
Da allora, il carato ha rappresentato anche la purezza di un metallo prezioso, in base a quante sue ventiquattresime parti siano pure.
Per esempio, l’oro 18k (18 carati) significa che il metallo è composto da diciotto ventiquattresimi di oro puro.

(La credenza che tutti i semi di carrubo avessero peso identico è stata smentita: gli studi hanno dimostrato che il peso di questi semi varia, proprio come quello di tutti gli altri.
Gli scienziati suppongono che il seme di carrubo fosse utilizzato come riferimento perché le differenze di dimensione sono relativamente facili da percepire a occhio nudo.)

La parola “carato” entrò per la prima volta nella lingua inglese a metà del XV secolo, derivando dal francese “carat”, che proveniva dall’italiano “carato”.

Così, l’etimologia di “carato” può essere ricostruita come segue:

La parola inglese “carat”
deriva dal francese “carat”,
che proviene dall’italiano “carato”,
a sua volta derivato dall’arabo “qīrāṭ”,
che risale infine al greco “kerátion”,
che significa “seme di carrubo”.

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