“Se ti stai chiedendo ‘Perché continui a scrivere se nessuno ti legge?’
Ecco la mia risposta:
Scrivere non riguarda il pubblico; riguarda la chiarezza.
Ogni parola che scrivo mi aiuta a capire un po’ meglio me stesso.
I lettori sono un gradito bonus.”
L’essenza dello scrivere è un processo profondamente personale e introspettivo, più che una performance per un pubblico.
La domanda “Perché continui a scrivere se nessuno ti legge?” riflette una prospettiva sociale diffusa, in cui le attività vengono spesso misurate attraverso la validazione esterna: like, condivisioni, lettori o fama.
Presuppone che lo scopo della scrittura sia essere consumata dagli altri.
Io contesto l’idea che la scrittura esista solo per un pubblico.
Al contrario, è uno strumento di auto-riflessione e comprensione: la chiarezza può essere emotiva, intellettuale o persino esistenziale — usare le parole per dare senso a pensieri e sentimenti complessi.
Scrivere permette di elaborare emozioni, organizzare idee e scoprire verità più profonde su se stessi; è un atto di auto-scoperta, in cui chi scrive impara ed evolve attraverso le proprie parole.
Il processo in sé è appagante, e se altri vi trovano valore, questo è solo un beneficio aggiuntivo, non l’obiettivo principale.
Questa mentalità vale non solo per la scrittura, ma per qualsiasi attività creativa — pittura, musica, fotografia o persino imprenditorialità.
Quando ci distacchiamo dal bisogno di approvazione esterna e ci concentriamo sulla crescita personale che deriva dal creare, troviamo una motivazione più profonda e duratura.
Alcuni degli atti più significativi sono quelli che compiamo per noi stessi, non per l’applauso.