Mattina

, ,

Molti di voi hanno apprezzato il breve verso di Quasimodo, quindi oggi vorrei proporre un altro poeta dello stesso periodo, anch’egli rappresentante dell’Ermetismo italiano.

Mattina

M’illumino
d’immenso.

Giuseppe Ungaretti (1917)

Queste poche parole sono note a ogni studente italiano: l’intera poesia è fatta solo di questi due versi.

Quanto tempo serve per scrivere o tradurre così poche parole?

E quanto tempo serve quando quelle parole vengono sussurrate da un’intera nazione — giovani e anziani — davanti al sole che sorge?
Quanto tempo serve quando diventano ciò che G. De Robertis definiva “inebrianti dilatazioni dell’anima”?

La versione originale di Ungaretti era “molto” più lunga:

Cielo e mare

M’illumino
d’immenso
d’un breve
moto,
d’un sguardo.

Giuseppe Ungaretti (1916)

Pur avendo già “ridotto le parole all’essenziale”, il poeta decise poi di eliminare gli ultimi tre versi.
Così facendo, amplificò enormemente la forza dei primi due.

Lascia un commento