Mentre l’Italia si univa, gli italiani si dividevano

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Con l’Unità del 1861 nasce politicamente lo Stato italiano, entro confini simili a quelli attuali.

Ma l’unificazione politica non porta con sé un destino comune: proprio mentre si fa l’Italia, milioni di italiani iniziano a lasciarla.

Le statistiche ufficiali cominciano nel 1876
Prima del 1861 c’erano già stati spostamenti individuali per motivi religiosi, economici o politici. Ma è solo dopo l’Unità che prende forma un’emigrazione di massa, destinata a durare più di un secolo e a cambiare per sempre la demografia, l’economia e la memoria del Paese.

Le stagioni dell’emigrazione

1876–1914 – La grande partenza
Milioni di italiani si dirigono verso Argentina, Brasile, Stati Uniti, Francia, Svizzera.
Li spingono la miseria, la disoccupazione, la pressione demografica e, talvolta, la repressione politica.

1919–1945 – Il tempo sospeso
Il fascismo ostacola le partenze. I paesi d’arrivo alzano barriere. Ma l’esodo non si arresta.

1946–1970 – L’Italia che esporta manodopera
Con la Seconda guerra mondiale alle spalle e un Paese da ricostruire, l’Italia firma accordi bilaterali con Svizzera, Germania, Belgio, Francia, Regno Unito, Australia, Venezuela.
In cambio di manodopera, riceve valuta, carbone, materie prime.
È l’epoca degli italiani nelle miniere in Belgio, nelle fabbriche tedesche, nei quartieri operai francesi.

Dal 1980 a oggi – La fuga dei cervelli
L’emigrazione operaia lascia il posto a quella intellettuale.
Medici, ingegneri, ricercatori e giovani laureati cercano fuori ciò che l’Italia non riesce a offrire.
Le destinazioni cambiano: Regno Unito, Germania, Nord Europa, Stati Uniti, Australia; ma il bisogno di partire resta.

La misura dell’esodo?

Una domanda cruciale, una risposta sorprendente: una quota altissima della popolazione totale.
In alcune fasi storiche oltre un terzo della popolazione lasciò l’Italia, almeno temporaneamente.

In termini cumulativi, l’Italia fu uno dei Paesi al mondo con la più alta emigrazione in rapporto alla popolazione.

Nel 1871 la popolazione dell’Italia era di circa 26 milioni; nel 1911, di 35 milioni.

Quanti furono gli italiani emigrati?

Tra il 1876 e il 1976 lasciarono l’Italia oltre 26 milioni di persone.
Nel solo periodo 1876–1915 furono più di 14 milioni.

Partivano soprattutto giovani uomini in età da lavoro, con effetti pesanti sul tessuto produttivo nazionale.
Una parte consistente emigrava temporaneamente (soprattutto nel caso dell’emigrazione stagionale o transfrontaliera), ma molti si stabilirono all’estero in modo definitivo.

Le rimesse inviate alle famiglie restarono, per anni, un pilastro dell’economia delle regioni più povere.

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