A prima lettura sembra un paradosso; iIn realtà è una dichiarazione di metodo.
Diventare adulti è inevitabile.
Diventare giovani, invece, è una scelta.
La giovinezza biologica è una fase.
La giovinezza mentale è una disciplina.
Con il tempo accumuliamo esperienza, struttura, responsabilità.
Tutto questo è necessario e utile, ma porta con sé un rischio silenzioso: la rigidità.
– Si smette di esplorare perché si conosce già.
– Si smette di chiedere perché si sa già.
– Si smette di ascoltare perché si è già deciso.
E così, senza accorgercene, si diventa competenti… ma meno vivi.
Imparare a diventare giovani significa fare l’operazione inversa.
Non cancellare l’esperienza, ma renderla permeabile.
Non rinunciare alla competenza, ma impedirle di trasformarsi in dogma.
Nel linguaggio della leadership, è la differenza tra autorità e autorevolezza.
L’autorità si fonda su ciò che si è accumulato.
L’autorevolezza si rinnova nella capacità di rimettere tutto in discussione, quando serve.
Un leader che non sa “tornare giovane” diventa prevedibile.
E ciò che è prevedibile smette, progressivamente, di guidare.
– Perché il contesto cambia.
– Le persone cambiano.
– I problemi cambiano.
E la risposta non può essere sempre quella che ha funzionato ieri.
Diventare giovani, allora, non è un ritorno.
È un avanzamento.
Significa recuperare tre capacità fondamentali:
– la curiosità, che apre possibilità,
– il dubbio, che protegge dall’arroganza,
– il coraggio, che consente di cambiare rotta.
Non è spontaneità. È intenzione.
Chi riesce in questo equilibrio raro — esperienza senza rigidità, competenza senza chiusura — sviluppa un vantaggio competitivo che non è imitabile.
Perché non è fatto di strumenti.
È fatto di postura.
In fondo, non si tratta di tornare indietro.
Si tratta di non invecchiare dove conta davvero.
Sto imparando a diventare giovane
Approfondimenti filosofici, Leadership e motivazione, Natura umana e relazioni, Scienza e comportamento umano
Dici che:
La giovinezza biologica è una fase.
La giovinezza mentale è una disciplina.
Con il tempo accumuliamo esperienza, struttura, responsabilità.
Tutto questo è necessario e utile, ma porta con sé un rischio silenzioso: la rigidità.
– Si smette di esplorare perché si conosce già.
– Si smette di chiedere perché si sa già.
– Si smette di ascoltare perché si è già deciso
E se così non fosse? e se dicessi che alla mia età, 77 anni, sono ancora desideroso di esplorare, di chiedere e di ascoltare? Sarei un leader che “riesce a tornare giovane”? Forse è proprio così?
Chi si ferma è perchè non cerca – non trova – motivi di interesse, di curiosità o di desiderio di compredere cose nuove e diverse.
Io sono un “curioso” e tutto mi attrae, mi interesssa e mi può coinvolgere … e mi lascio volentieri coinvolgere, anzi stimolo per avere altre risposte, spiegazioni.
Quindi è credibile dire che “chi riesce in questo equilibrio raro sviluppa un vantaggio competitivo che non è imitabile”….. si tratta di non lasciarsi invecchiare!