Tinta la porta a cui ‘un tuppulìa nuddu

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(Malandata è la porta alla quale nessuno bussa)

“Non siamo soli nell’universo: ci evitano di proposito.”
(nterpretazione umoristica del cosiddetto “Paradosso di Fermi”)

La frase è provocatoria, ironica, e — in un certo senso — profondamente umana.

Il proverbio siciliano ne amplifica il senso con un colpo di saggezza popolare che sa essere brutale quanto veritiero.

Insieme, questi due pensieri compongono una riflessione che si estende ben oltre la fantascienza: alla direzione di un’azienda, ad una famiglia, a noi personalmente.

Perché nessuno bussa alla nostra porta?

Forse non è una questione di solitudine cosmica, ma di reputazione. Forse, agli occhi degli altri — che siano alieni, colleghi, o potenziali partner — trasmettiamo il segnale sbagliato.

Non quello dell’accoglienza, dell’innovazione, della curiosità, ma quello della chiusura, del sospetto, dell’arroganza.

Nel management come nella vita sociale, essere evitati è una forma di feedback, silenzioso ma eloquente.

Se nessuno ti sfida, ti interpella, ti coinvolge — può darsi che non ti consideri più rilevante o (peggio!) affidabile.

Una leadership che non ascolta, un’azienda che si isola, una cultura che si chiude in sé stessa: sono tutte “porte a cui non bussa nessuno”.

La domanda allora non è: “Perché non ci cercano?”
Ma: “Che tipo di porta abbiamo costruito, e che impressione dà a chi la guarda da fuori?”

Il proverbio siciliano non giudica, avverte; perché nessuno bussa a una porta che sembra abbandonata, arrugginita, o ostile.

E, nel silenzio che ne segue, forse non c’è mistero.
Solo un invito al cambiamento.

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