Eroi silenziosi: i guidatori della FIAT Panda

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La prepotenza del Pandino 750 che a 130 km/h, nonostante i miei ripetuti lampeggi, non si toglieva dalla strada, non era ostinazione. Era dottrina.

Massima stima all’impavido guidatore (anzi: al pilota collaudatore) che spingeva la Panda oltre ogni timore, perché solo chi è andato a 130 in Panda conosce davvero la paura. Quella pura, quella senza filtri, quella che non passa dall’ABS ma direttamente dall’anima.

Ti ho superato, sì. Ma l’ho fatto con rispetto. Con il rispetto che si deve a chi sta compiendo un esperimento scientifico non autorizzato, basato sull’ipotesi che “se vibra tutto insieme, allora regge”. Con quello stesso rispetto che si deve a chi affronta l’ignoto senza protezioni, se non una leva del cambio che vibra come un diapason e un cruscotto che recita l’ultimo rosario.

Perché 130 km/h in Panda non sono una velocità.
Sono uno stato mentale, un’esperienza mistica; un atto di fede.
Sono un rito di passaggio, un pellegrinaggio; una richiesta formale di intercessione divina.

E poi c’è chi, con la Panda 1000 Fire, ha visto i 140 di tachimetro e, sul “posto del morto”, ha incontrato Gesù in persona, non per rimproverare, ma per dire: “Guarda, fai come vuoi, però io più di così non copro”.

(Il “posto del morto”, ossia il sedile più pericoloso, è il sedile del passeggero anteriore.
Spesso chiamato il “posto della suocera”, è considerato rischioso perché è il primo a subire un impatto frontale e si trova vicino al cruscotto, che può diventare un oggetto contundente.)

La letteratura tecnica è chiara.

A 110 una Panda vibra.
A 120 i santini di Padre Pio iniziano a girarsi dall’altra parte, per non vedere.
A 130 appare la Vergine Maria che, con infinita pazienza, ti dice: “Figlio mio, io i miracoli li posso anche fare, ma tu non provocarmi”.
Oltre i 150, secondo fonti attendibilissime, i santini sul parabrezza iniziano ad applaudire. Non per incoraggiamento: per commiato.

E poi ci sono i poemi cavallereschi.

Autostrada. Ritmo 60 in sorpasso.
Dal nulla, una Panda Young verdino classico si butta dentro.
Scatta l’orgoglio. Gas giù.
Porta a porta sui 120–130. Nessuno guarda l’altro. Mai.
Non per paura. Per codice d’onore. Dominic Toretto levati.
Qui lo spaziotempo si piega, l’olio si sublima e chi sta dietro sente odore di meccanica che sta dando tutto, anche ciò che non ha.
Poi l’uscita e la separazione.
Senza uno sguardo. Senza una parola.
Due guerrieri. Due mondi.
Due assicurazioni ignare del rischio che hanno corso.

Quindi sì, caro Pandino 750: ti ho superato.
Ma non era un sorpasso, era un saluto militare.

Perché a 130 in Panda non stai semplicemente guidando: stai facendo la storia.

1 commento su “Eroi silenziosi: i guidatori della FIAT Panda”

  1. no ho un commento … ne avrei 750! mia moglie aveva una Panda … 30 se ben ricordo, con un buco nel pianale sedile di guida e coperto dal tappetino, con 5 ragazzini dentro e una adulta … no andava a 130 – perchè non era capace e aveva paura – ma i 120 li faceva tutti.
    Una storia per la guida e dell’auto.

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