In tempi recenti, tra social network e chat, è spuntata una curiosa sigla pseudo-latina: “etm”, usata in contesti dove normalmente comparirebbe “etc.”.
Secondo alcuni significherebbe “et merda”, cioè “e merda”, messa in coda a un elenco per dare lo stesso colore che in inglese ha il più diretto “and shit”, il quale funge da “et cetera” in chiave scatologica.
In breve: l’equivalente di “eccetera”, ma con una spruzzata di disprezzo. Una specie di “eccetera, e ulteriori schifezze”.
Ora, per onestà filologica, “merda” è davvero attestata in latino nel significato che tutti immaginiamo; nulla da eccepire. Il problema è che “et merda” non è un’espressione latina storicamente usata: è solo un calco letterale dall’inglese, sorto per mano di qualche spiritoso convinto che il latino nobiliti qualsiasi cosa. Soprattutto lo scatologico.
In realtà, la lingua latina possiede espressioni perfettamente dignitose per il concetto che “etm” vorrebbe evocare. “Ad nauseam”, per esempio: frase antica, accademica, elegante, che indica una serie o un discorso che continua oltre il sopportabile. Insomma: se si vuole suonare colti, meglio “ad nauseam” che “et merda”.
Vale per la filologia, ma anche per la reputazione personale.
Il meccanismo che fa nascere sigle come “etm” è antico:
“Quidquid Latine dictum sit altum videtur”.
Qualunque cosa detta in latino sembra profonda.
Non è un caso se, da secoli, il latino viene usato per dare gravitas anche a ciò che, di suo, non ne avrebbe. Funziona anche con il greco, il sanscrito o con il primo testo confuciano stampato su una tazza da souvenir.
“Que sera sera” suona più sofisticato di “vabbè, vedremo”.
Citare il Bhagavad Gita o Lao Tzu aggiunge mistero anche alla più banale ovvietà.
È un trucco retorico che attraversa secoli, lingue e continenti.
La stessa logica vale per il gergo tecnico e per le sigle.
Dire “sto aspettando la RFI sulla RWC del modulo SCADA prima di chiudere il FAT” comunica che si appartiene a una sorta di confraternita iniziatica.
Maghi, ingegneri e ufficiali di marina operano spesso così: talvolta per precisione, talvolta per puro gusto di esclusività.
Perciò, mettere “etm” alla fine di un elenco può sembrare brillante agli sprovveduti: suona latino, è breve e dà l’impressione di aver studiato.
Chi capisce la battuta sorride: è finto latino per dire “e altra roba, ma indegna di menzione”.
Il punto, alla fine, è semplice. L’erudizione ostentata è simpatica finché resta un gioco; quando arriva il momento di fare qualcosa, la patina di sapienza conta poco.
Come direbbero i moderni manager: la retorica non ripara le turbine, non chiude i bilanci e non convince gli investitori.
In altre parole, il latino è raffinato, ma la realtà pretende concretezza.
Se proprio si vuole una chiosa latina, si potrebbe proporre “tempus impetrat res factas”, che suona più elegante di “è tempo di far funzionare le cose”.
Purtroppo (o per fortuna) circola anche una variante più colorita in ambienti ironicamente pragmatici:
“Tempus impetro stercore factum”.
Che, tradotta senza orpelli, equivale pressappoco a:
“È tempo di far sì che la merda sia fatta”.
Non esattamente Cicerone, ma, in un certo senso, fedelissima allo spirito del latino da caserma: pochi fronzoli, poca filosofia, molto risultato. A dimostrazione che, quando si vuole sembrare colti, persino il turpiloquio prende la toga, ma poi il lavoro va fatto comunque. Toga o non toga.
Per inciso, questo concetto espressivo non è affatto nuovo: da tempo immemore i siciliani troncano le discussioni inconcludenti con un secco “Picca babbio!”, che significa “Basta scherzare!”.
Nell’uso reale il tono è più secco e operativo, più vicino a: “Basta parlare, muoviti!” oppure “Niente più storie, è il momento di agire!”. Un concetto molto meno latino, ma decisamente più operativo.
Roberto, articolo deliziosamente affilato: smonti “etm” con rigore filologico e ironia chirurgica, ricordandoci che il latino non nobilita automaticamente le sciocchezze.
Tra toga e “picca babbio”, il messaggio è chiarissimo: meno sigle, meno finto latino… e più cose fatte. Brillante e molto istruttivo!