
Ieri sono stato a pranzo in un paese dell’entroterra palermitano, dopo un interessante convegno.
A tavola mi hanno mostrato un piccolo rituale locale, il cui scopo è promuovere l’amicizia … e bere!
Con piacere e divertimento lo condivido con Voi.
Una sequenza simbolica e aggraziata — la liturgia del liquido.
Un rituale poetico condiviso tra amici, con i calici di vino come protagonisti assoluti.
Un cerchio di compagni, calici colmi — tutti si muovono all’unisono, eseguendo gli stessi gesti:
Distensione – Il braccio si allunga in avanti, il calice in mano. Il corpo si apre mentre il bicchiere si allontana. È il respiro prima dell’inizio.
Estensione – Il braccio si apre ora lateralmente, il calice offerto all’esterno — un dono silenzioso al vicino. Un gesto di connessione, che abbraccia il mondo.
Raccoglimento – Il calice torna al petto. Un momento di interiorità. Una pausa per riflettere. Attesa.
Massimo assorbimento – Tutti bevono. L’essenza viene accolta, scorre all’interno. Un istante di unione. Di trasformazione.
Verifica – Il calice vuoto viene sollevato e capovolto sopra la testa. Nulla da nascondere. Un gesto finale di verità — la prova è nel calice vuoto dal quale non esce niente.